Progetto Diderot - Conferenza “Le previsioni del tempo e i cambiamenti climatici”

Il giorno 23 maggio 2006, dalle ore 10,30 alle ore 12,30, nell’ambito delle settimane della scienza, si è presso l’aula Magna della Sede Centrale dell’Istituto la conferenza "Le previsioni del tempo e i cambiamenti climatici " a cura del prof. Luca Mercalli dell’Universita' di Torino.

 

 

SINTESI DEI CONTENUTI DELLA CONFERENZA Le previsioni del tempo e i cambiamenti climatici

La meteorologia
La meteorologia è una tra le scienze applicate più complesse ed evolute. Ma spesso è ancora vista come disciplina ambigua, più vicina all’astrologia che alla fisica. Ne è sintomo lo stesso verbo “azzeccare” usato per le previsioni, oppure la fiducia riposta più nel canto dei merli o nei detti dei vecchietti di montagna che nella fluidodinamica. Ne è sintomo lo stesso verbo “azzeccare” usato per le previsioni, oppure la fiducia riposta più nel canto dei merli o nei detti dei vecchietti di montagna che nella fluidodinamica. Eppure oggi la previsione meteorologica numerica, tecnicamente NWP (numerical weather prediction) ha fatto passi da gigante, raggiunge affidabilità del 98 per cento sul primo giorno e tra l’80 e il 70 per cento sui cinque giorni successivi. Un traguardo forse unico nelle possibilità umane di predire il futuro al servizio delle più diverse attività, testimoniato dal fatto che l’Organizzazione Meteorologica Mondiale assegna agli investimenti condotti in meteorologia un rendiento di 1 a 25. Questo spettacolare successo si deve alla favorevole combinazione di tre elementi: l’istituzione – a partire dalla fine dell’800 - di una rete di osservazione su tutta la terra, una cooperazione internazionale di prim’ordine in campo fisico e matematico e la disponibilità di supercomputer in grado di acrescere la potenza di calcolo di un fattore 10 ogni cinque anni.

I cambiamenti climatici
Il clima sta davvero cambiando per colpa dell'uomo? Come fare a distinguerei cambiamenti naturali - dalle grandi glaciazioni alle fluttuazioni secolari - da quelli indotti dall'inquinamento dovuto soprattutto alla combustione di petrolio e carbone? Per guardare al futuro la climatologia cerca di imparare dal passato: anelli degli alberi, carote glaciali, pollini fossili, sedimenti oceanici e lacustri, e poi da un paio di secoli a questa parte anche i dati misurati dai termometri dell'uomo, fino ai satelliti... poi tocca ai modelli di simulazione spingersi verso i prossimi decenni. L'aumento della temperatura globale sembra l'ipotesi più probabile, ma la complessità del sistema climatico rende plausibili molti tipi di evoluzione, tutti contraddistinti dal fatto di essere piuttosto rapidi e quindi in grado di influire su ecosistemi, territorio, economia e salute.

Cosa fare? Il Protocollo di Kyoto è un primo passo verso l'adozione di una maggior prudenza nei confronti dei delicati meccanismi che ci consentono di vivere, ma per applicarlo servono prima di tutto cultura e consapevolezza dei limiti fisici del nostro Pianeta.

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