IL CALCIO CHE NON TI ASPETTI
ITIS Q. Sella - 4 dicembre 2008
La sera di giovedì 4 dicembre, nell’aula magna dell’ITIS di Vallemosso, Claudio Gaudino ha incontrato studenti, genitori e appassionati, per parlare del tema Campioni: un modello per i giovani?
Il prof Gaudino, originario di Mottalciata, è uno dei più grandi e stimati preparatori atletici al mondo, uno di quei fortunati che hanno potuto vivere sul campo la vittoria dell’Italia nel recente campionato del mondo di calcio.
A tutt’oggi, oltre a continuare ad essere il preparatore atletico della Nazionale di calcio e dell’Inter, fa parte dello staff della Angelico Biella di basket ed è professore alla Scuola Universitaria Interfacoltà in Scienze Motorie di Torino.
E’ stato un incontro interessante ed intenso, soprattutto grazie al fatto che ci si è trovati dinanzi ad una persona di rara umanità e modestia. Suona quasi strano, pensando alla immagine che giornali e televisioni danno del calcio, sentire qualcuno che parla di “allenamento con al centro non la tabella ma l’atleta” ribalta il concetto che un professionista, in quanto tale “deve…”
Dopo una breve ma significativa introduzione dove ha parlato degli aspetti educativi dello sport, i presenti, in particolar modo i ragazzi, gli hanno rivolto una lunga serie di domande che qui in sintesi riportiamo e le cui risposte potranno essere ricavate dal video
- Quali sono gli effetti positivi e negativi del successo su un giovane?
- Quanto conta la bravura e quanto l’impegno
- In televisione si sente raccontare di atleti che passano le serate in discoteca, di droga. Come reagisce la società sportiva
- Il rapporto tra atleta e allenatore o preparatore, si può definire di amicizia?
- Come affronta psicologicamente un infortunio l’atleta?
- Cosa potrebbe suggerire ad un amministratore pubblico per promuovere lo sport sul territorio?
- Le forti richieste di sponsor ed allenatori, possono portare un atleta a fare uso di sostanze dopanti
- Quanto si sa ad oggi sulla malattia che invalida colpisce così tanti calciatori, la Sclerosi Laterale Amiotrofica,
- Come reagisce uno staff ad una sconfitta di una gara importante, dopo aver preparato la sfida per lungo tempo
- Prima di una partita importante, quale consiglio dare agli atleti
- Come si fa a diventare bravi preparatori
- E’ giusto che ci siano così tanti soldi nel calcio?
Ci sono state anche alcune domande sulle metodiche di allenamento, su alcuni calciatori, su problematiche di singole squadre.
E’ emerso un calcio che non ti aspetti, fatto di persone che devono mantenere uno stile di vita serio e rigoroso se vogliono continuare a giocare a certi livelli, un calcio fatto anche di molti atleti che hanno fondazioni benefiche in giro per il mondo, nei loro paesi di origine.
E soprattutto un grande stimolo ai giovani che coltivano una passione sportiva a perseverare con tenacia, ad essere consapevoli che umiltà e correttezza non solo non contrastano con il raggiungere il successo, ma ne sono elementi fondamentali.
Prof. Barausse Alfredo




la Sfida dei Preparatori
Gaudino-Duverne, corsa per la vittoria
(ARTICOLO APPARSO SUL CORRIERE DELLA SERA ALLA VIGILIA DI ITALIA-GERMANIA AGLI ULTIMI MONDIALI DI CALCIO)
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI DUISBURG - Una questione di cuore e di testa. Ma anche di muscoli, di energie rimaste. Italia-Francia è anche la sfida fra preparatori atletici. Da una parte, c' è Claudio Gaudino, 58 anni, biellese, laurea in Scienze motorie all' università di Torino e di Lione, portato da Lippi primo all' Inter (estate ' 99) e poi in nazionale (agosto 2004). Dall' altra, Robert Duverne, 39 anni oggi, preparatore del Lione dal ' 91 (con cinque titoli consecutivi dal 2002), prestato a Domenech dal presidente Aulas. A rivedere le due semifinali, l' impressione è che il serbatoio degli azzurri abbia più benzina di quello dei francesi, ma il verdetto finale è rinviato a domenica. Di certo, Gaudino è un personaggio unico. Mai una parola fuori posto, nel segno di una compostezza, che è il segnale di un equilibrio totale, assoluto, che nulla può intaccare. Uomo di lunghi silenzi e di nessuna confidenza, è animato da una straordinaria serietà sul lavoro e da una grande passione, visto che non è facile resistere all' impegno di preparare una squadra come l' Inter e una nazionale come quella italiana. Martedì sera, dopo quanto era accaduto negli ultimi tre minuti della semifinale con la Germania, mentre tutti urlavano, ballavano, si abbracciavano, impazzivano di gioia, il professore ha stretto la mano a Lippi e ai giocatori, ha regalato a tutti un mezzo sorriso e ha commentato: «Complimenti». Il bello è che forse il più contento era proprio lui. Grande collezionista di francobolli e vorace lettore, ovunque si trovi, alla mattina alle 6 corre per un' ora. In solitudine e in silenzio. Eppure è perfetto nel lavoro di équipe: all' Inter, dove la responsabilità diretta è di Bisciotti e Carminati (voluto al Mondiale da Eriksson, i due sognavano un derby personale in Italia-Inghilterra), si occupa soprattutto del recupero degli infortunati. In nazionale, lavora insieme con Vito Scala, il preparatore portato in azzurro da Francesco Totti e ha un' intesa perfetta con Lippi, consolidata in anni di comune lavoro. Gaudino viene dalla grande scuola torinese dell' atletica, con deviazioni nel basket. Al grande calcio si affacciò quasi per caso nel gennaio ' 83, quando Elio Locatelli gli affidò Trevor Francis, il centravanti con i muscoli di cristallo, reduce da un triplo infortunio e lui lo rimise in sesto a tempo di record. Voluto da Trapattoni, da allora cominciò a lavorare con la Juve, ma in maniera un po' carbonara, perché Boniperti ha sempre diffidato dei preparatori. Però Guadino è tutto tranne che un sergente di ferro: in nazionale usa la mano leggera e non perde mai il contatto con i colleghi dei club, per non stravolgere i ritmi e le abitudini. I risultati dicono che Gaudino è un tipo in gamba: l' Italia ha sempre finito con il piede sull' acceleratore e le vittorie con Australia e Germania sono arrivate negli ultimi secondi. Robert Duverne è stato quasi imposto a Domenech e ai veterani del ' 98, poco propensi a cambiare abitudini. Ma siccome i francesi non temono mai le iperboli, in quaranta giorni di lavoro e raggiunta la finale, hanno già trasformato Duverne nel «miglior preparatore atletico del mondo». Il merito maggiore che gli viene riconosciuto da tutti è quello di aver rigenerato Zidane, Vieira e Thuram. «Ho sempre pensato che l' obiettivo della Francia dovesse essere la finale di Berlino, cioè sette partite. E ho studiato il lavoro fatto con il Lione, scomponendolo in serie di sette partite. Mi pare che abbiamo corso più di Spagna e Brasile». Gérard Houllier, tecnico del Lione dal 2005, ha definito Duverne «un preparatore che ha saputo adattare le proprie conoscenze e i proprio metodi alle esigenze del calcio». Domenica vedremo chi correrà di più.
Monti Fabio
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