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Quando
Mussolini aderì al piano di leggi razziali intorno
al 1938, già ampiamente propagato nella Germania nazista dei
tempi e non solo, in brevissimo tempo in Italia venne redatto il “Manifesto
della razza”, intitolato Il fascismo e i problemi della razza:
non si trattava altro che di un documento politico mascherato da
pensiero scientifico. Il nono dei dieci paragrafi di questo documento
diceva:
“
Gli ebrei non appartengono alla razza italiana […]. Gli ebrei
rappresentano l’unica popolazione che non si è mai assimilata
in Italia, perché essa è costituita da elementi razziali
non europei, diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato
origine agli italiani”.
Infatti gli ebrei, nonostante prima di questo manifesto fossero stati
trattati come normali cittadini italiani, da quel momento in poi
dovettero dimenticare la precedente vita per abbracciarne una nuova
fatta di rinunce, paura ed umiliazioni. Essi vennero più volte
definiti dai potenti quali Hitler come il “male assoluto”,
ciò nonostante avessero dato consistenti aiuti sia a livello
finanziario sia a livello morale nei momenti in cui le nazioni che “li
ospitavano” erano in crisi. In ogni caso si parla di uomini,
che hanno diritto ad una vita, alla libertà ed alla felicità.
All’interno del popolo italiano che ha vissuto quel particolare
periodo storico si erano create due situazioni compresenti a riguardo:
una parte di esso ha reagito con obbedienza, acquiescenza e indifferenza
alle leggi antiebraiche, mentre un’altra parte, proprio in
occasione del lancio della campagna della razza, ha iniziato a guardare
con occhi diversi il fascismo e lo stesso Mussolini, nonostante prima
i pensieri di essi stessi coincidessero col programma fascista.
L’indifferenza è qualcosa di atroce quando ci si ritrova
di fronte ad una simile tragedia quale quella provocata dai decreti
razziali soffermatisi in Italia nel periodo della seconda guerra
mondiale.
Ogni giorno venivano importati nei campi di concentramento centinaia
di ebrei, e si trattava quindi di vicini di casa, amici e colleghi
di lavoro, eppure molti dei cosiddetti “italiani di razza pura” facevano
finta di non vedere, diventavano complici degli omicidi che venivano
commessi e dimenticavano che gli ebrei altro non erano che uomini
come loro. Ciò poteva essere dovuto alla follia che aveva
pervaso le menti degli italiani dopo le insistenti propagande contro
la razza ebrea, oppure più spesso derivava dalla paura di
avere il coraggio di lottare per delle vite umane. Ricordiamo che
ci sono state anche persone che hanno sconfitto questa paura e sono
riuscite a salvare delle vite, perché nemmeno per un attimo
hanno dimenticato l’importanza di non arrendersi di fronte
alle ingiustizie commesse da degli assassini, ed hanno continuato
a recepire il valore della libertà e della vita di innocenti
esseri umani.
L’unica cosa che ora possiamo fare affinché queste atrocità non
vengano più commesse è non dimenticare, perché non
dimenticare significa capire le conseguenze di ciò che è accaduto.
In questo caso quindi c’è molto da ricordare.
Carolina
- 5 BLTAM
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