27 gennaio 2006 - La Giornata della Memoria

Testimonianza di Bernard Aldebert, deportato a Mauthausen e Gusen

Gusen II: La liberazione

Siamo stati ogni giorno, più lontani dallo sterminio, ogni giorno più lontani dalla morte, dalla sofferenza.
Di fronte alla stretta che si chiude su di essi, le S.S. e i loro complici non cedono. Siamo nell’aprile del 1945 e sentiamo, la notte, i rumori dei cannoni. Bisognerebbe che le cose andassero più in fretta, molto più in fretta. È una questione di giorni, i nostri viveri si limitano ad un chilo di pane per 24 uomini. Dopo la fame, c’è la carestia.
L’intero campo sembra essere abitato da fantasmi. Eccezione fatta naturalmente per la razza dei signori che continuano a festeggiare sotto i nostri occhi e che conservano intatto il vigore necessario per torturarci. Un mattino di aprile i francesi sono riuniti; misera riunione, attraverso la quale noi misuriamo la spaventosa ecatombe subita da noi.
Nel mio blocco siamo solo più in sei ed eravamo 140 nell’aprile dell’anno scorso. Dovevamo essere rimpatriati tramite la Croce Rossa, approfittando di uno scambio di prigionieri politici?... Quelli che lasceremo, spinti da rabbia o da sincerità, esprimono nei nostri confronti amarezza e pessimismo. Essi vogliono convincerci che passeremo tutti nella camera a gas. Tutti i pensieri, buoni o cattivi, affiorano vorticosi nelle nostre menti malate. Abbiamo imparato ad essere fatalisti.
Andiamo a piedi da Gusen a Mauthausen. Abbiamo impiegato parecchie ore per arrivare al campo, distante qualche chilometro. Quest’ultima tappa del nostro calvario non fu la meno dolorosa. Aggrappati gli uni agli altri, avanzavamo come uomini ubriachi e, sorreggendoci a vicenda, siamo passati sotto la porta di Mauthausen. Il rimpatrio era già organizzato, ma le vetture della Croce Rossa non si videro mai, perché la linea di fuoco non permetteva loro il passaggio.
Il 5 Maggio 1945, gli americani fecero il loro ingresso a Mauthausen.
Lo stesso giorno, a Gusen, la liberazione diede luogo ad una spaventosa strage. La maggior parte dei tiranni fu massacrata dai detenuti scatenati. Abbandonati a se stessi, gli uomini saccheggiavano le ultime riserve dei magazzini, impazziti per la fame, si scannavano gli uni con gli altri, trasformando Gusen in un enorme carnaio, che una moltitudine di corvi sorvolava.


Trad. di Enrico 5A L.T.A


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