27 gennaio 2006 - La Giornata della Memoria
Tra i molti atroci eventi che hanno segnato la storia d’Europa
del 900’, pochi assumono un valore emblematico per la coscienza
contemporanea come lo sterminio di milioni di ebrei, freddamente
programmato ed eseguito dalla germania hitleriana. Questo sterminio,
detto olocausto o anche Shoah, si è è verificato
proprio nel cuore dell’Europa del XX secolo, nella nazione
che più di ogni altra era il simbolo del progresso scientifico
e culturale. Ancora oggi in molti si chiedono per quale assurda ragione milioni di persone innocenti (non solo ebrei, ma anche altri popoli come gli slavi) siano state uccise in una maniera così brutale e spietata. Una delle cause principali può essere il razzismo, una mentalità presente nell’uomo fin dai tempi più antichi, ma che ha aquistato nei secoli un’importanza sempre più crescente. Ancora oggi razzismo e xenofobia sono ideologie difficili da sconfiggere e molto diffuse, come dimostrano i fatti di cronaca. Un’altra risposta, infine può essere che nei momenti di difficoltà, soprattutto economica, molte società ricercano un capro espiatorio, ossia una presunta causa del malessere su cui scaricare ogni responsabilità. E così infatti è avvenuto in Germania dove gli ebrei furono etichettati come nemici della società. La questione che ci poniamo adesso è: è possibile
che un altro Olocausto si verifichi al giorno d’oggi, nel
pieno dello sviluppo evolutivo della nostra società, a
sessant’anni di distanza da quello ebreo? E in caso affermativo,
quale sarà stavolta la minoranza ad essere perseguitata? Oggi basta guardare i giornali per leggere di fatti di cronaca
inquietanti, che vedono coinvolti ad esempio bande di giovani
(tipo naziskin) contro poveri immigrati, barboni, zingari o ebrei,
che vengono minacciati, picchiati o anche uccisi spietatamente.
La nostra cosidetta civiltà, per quanto avanzata ci possa
apparire, è quindi vulnerabile al risorgere degli stessi
mali che hanno causato la Shoah ebraica. Per combattere razzismo
e violenza è necessario in primo luogo non dimenticare
la storia, perché “una società che perde
il filo della memoria perde anche la coscienza di se stessa” e
soprattutto rischia di commettere gli stessi errori del passato.
Mantenere vivo questo fragile “filo” è un
compito di tutti, a partire dalle istituzioni come la scuola,
per far sì che le vittime dell’Olocausto non siano
morte inutilmente e che anche le future generazioni ne possano
conservare il tragico ricordo. | ![]() |