La soluzione di sterminare sul posto gli ebrei rappresentò un "salto
di qualità" nel progetto di eliminare il giudaismo
europeo. Per la prima volta si teorizzava e applicava nel concreto
un piano di eliminazione fisica. Tuttavia il sistema di sterminare
gli ebrei laddove vivevano non poteva essere adottato al di fuori
dell'Unione Sovietica. Lo sterminio degli ebrei occidentali non
poteva essere attuato con mezzi così brutali ed evidenti.
Non si potevano assassinare in massa gli ebrei olandesi, francesi,
greci alla luce del sole.
Le fucilazioni compiute ad Oriente erano inimmaginabili ad Occidente.
Occorreva studiare un altro metodo. Ed è di fronte a questi
problemi che si fece strada la "soluzione finale".
Vi erano state diverse esperienze di sterminio negli anni precedenti
che concorsero ad ideare la soluzione finale: il programma di
eutanasia aveva formato un nucleo di specialisti che aveva ideato
le uccisioni con i gas; la deportazione in Polonia degli ebrei
del Reich aveva fornito degli "insegnamenti" sulle
tecniche di deportazione; il concentramento in ghetti aveva messo
in grado le possibilità della macchina dello sterminio.
Con un bagaglio di esperienza così ampio si fece definitivamente
strada la soluzione finale cioè l'annientamento fisico
degli ebrei in campi di concentramento predisposti a Oriente.
La teorizzazione di questa soluzione finale venne affidata ad
Himmler e ad Heydrich.
Lo spartiacque storico venne marcato dalla cosiddetta Conferenza
del Wannsee, una riunione nella quale si iniziarono a coordinare
tutti gli enti interessati al buon esito della soluzione finale.
All'inizio del 1942 la "soluzione finale del problema ebraico" era
stata varata.
Si prevedeva di eliminare 11 milioni di persone ne sterminarono
circa 6 milioni.
Matteo