| L’arrivo
a Mauthausen
Senza dubbio per scaldarsi, gli SS colpiscono a tutta forza sugli uomini
che cadono intorpiditi e impacciati dai vagoni.
Certi, portati alla pazzia dalla sete si gettano su una fontana. Nonostante
i colpi di manganello, loro bevono.
Noi attraversiamo le strade correndo, percepiamo al passaggio, delle
manciate di neve che noi divoriamo.
Dei viaggiatori sono disposti sulla banchina della stazione nell’attesa
di un treno. Loro sono testimoni del nostro arrivo; è impossibile
leggere qualche cosa sui loro volti impassibili.
Sempre di corsa, attraversiamo il villaggio che, in tempo di pace,
deve essere un’allegra borgata. Bisogna trascinare i malati che
reclamano debolmente la fine di questo calvario.
Gli abitanti del villaggio ci guardavano senza curiosità, per
abitudine. Dei bambini biondi vanno a scuola.
Uscendo dal borgo, ci avviamo per un sentiero infossato che scala la
montagna; L’andatura della colonna non è rallentata malgrado
la salita. Un SS di statura alta, come se fosse un trampoliere epilettico,
salta da una sponda all’altra brandendo un bastone. La maggior
parte di noi non comprende il tedesco, ma intuisce la malvagità che
riversa su di noi.
Noi scorgiamo in basso a sinistra, un campo dalle baracche tristi e
sporche. Noi sapremo più tardi, che questa e la “ Revier”.
Attraversando le rimesse ci troviamo davanti alla porta fortezza.
Un’aquila monumentale, piazzata sopra all’ingresso, stringe
nei suoi artigli la svastica.
Noi entriamo cinque alla volta. Dei capi SS ci guardano al passaggio
misurando con un occhio bieco questa merce umana che viene dalla Francia!
Trad.
di Luana 5AL.T.A
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