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Gli Anni Sessanta

La moda si concentra sui giovani.. Londra è la città che maggiormente interpreta questa richiesta giovanile. Covo di musica Pop e boutique per ragazzi che chiedono di essere rappresentati, stufi di una moda vecchia e noiosa.
La minigonna irrompe come protagonista assoluta della moda dell’epoca. Il suo ingresso si deve alla stilista di successo Mary Quant.
Al posto di calze e reggicalze compaiono i primi collants colorati, mentre la biancheria intima si riduce sempre più al minimo.
La donna proposta sulle passerelle è una giovane ragazza dalle caratteristiche adolescenziali: la famosa Twiggy, ragazza pelle e ossa.
I motivi fantasia che si ritrovano sui mini-abiti, si devono all’influenza della pop-art. Vengono utilizzati anche nuovi materiali come il vinile, lucente, con effetto bagnato e tessuti acrilici e poliesteri di facile manutenzione. Il colore torna ad esplodere!
I capelli si portano lunghi, sciolti e lisci.Sono diffusissimi i jeans: la moda diventa sempre più unisex.
Il prét – a porter gode del suo momento più esilarante, mentre vanno sempre più scomparendo le sartorie vecchio stile e i capi estremamente costosi.
Sono anni in cui ci si apre al pluralismo degli stili e all’espressione della propria personalità. Così accade anche nella moda.
La moda non viene più dalle alte sartorie, ma dalla strada!
L’etnico domina su tutto: gli hippies sono i primi ad indossare bandane, giacche di camoscio e collane di perline, inducendo e sostenendo il rifiuto del consumismo.
Il glamour si affianca all’etnico, nasce la moda Vintage.

anni 60

Boom Anni Sessanta

Gli anni Sessanta sono stati, dal punto di vista culturale ed economico, il decennio più interessante. Le persone dimostrano una grande voglia di movimento e di ritmo nella propria vita.
Lo dimostra l’abbigliamento che si sviluppa in quegli anni, una moda che si incentra soprattutto sui giovani;
Londra fa da capitale e diventa il maggiore fulcro culturale, riunendo in sé locali e negozi d’avanguardia.
Irrompe come protagonista assoluta, grazie alla stilista Mary Quant, la minigonna, simbolo di una nuova donna, che al posto di noiosi reggicalze indossa ora, collants colorati.
Gli anni Sessanta sono stati gli anni delle grandi rivoluzioni operaie e giovanili, delle rivendicazioni razziali, sono stati gli anni del Peace and Love, anni colorati dagli abiti degli Hippies, sempre all’insegna del viaggio, gli anni del design, della plastica, della Pop Art.
È la generazione dei Beatles, di Bob Dylan, di Joe Cocker dei Doors, è la generazione di Woodstock!
Sono stati gli anni che hanno visto nascere il Pret à Porter, una nuova frontiera del fashion system, che scardina irreversibilmente il mondo dell’ Haute Couture: la posizione dominante di Parigi fino ad ora considerata l’unica capitale della moda, viene decentralizzata;
il Prêt à Porter, è una nuova fascia di mercato pensata con prezzi minori rispetto all’ Haute Couture, ma con abiti caratterizzati comunque da un alto contenuto moda, meno sfarzosi adatti ad una donna mondana che lavora e vuole liberarsi da corsetti e costrizioni proposte dall’ormai sorpassato Signor Dior.

 

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