Uno spunto sull’importanza di manifestare
16-02-2026

A seguito delle recenti proteste popolari a sostegno del genocidio in Palestina, si sono sollevate molte polemiche circa la loro utilità. Per questo, è doveroso citare qualcuna delle grandi conquiste ottenute dalle manifestazioni e ricordarci come mai, nel nostro Paese, occupano uno spazio all’interno della Costituzione.
La storia italiana è ricca di moti popolari segnati dalla voce di migliaia di cittadini scesi in piazza, grazie ai quali, negli ultimi duecento anni, si sono ottenuto notevoli vittorie nell’ambito dei diritti civili.
Si ricordano per la loro importanza, per esempio, i moti, noti anche come “Primavera dei popoli”, che hanno portato all’antenato dell’odierno ordinamento. Siamo infatti nel 1848, in un’Italia divisa in diversi stati, quando in Europa cominciano a sorgere movimenti che reclamano libertà e diritti. Queste rivolte arrivano anche nel nostro Paese e la loro portata è tale che re Carlo Alberto di Savoia concede lo Statuto Albertino, una carta costituzionale che resterà in vigore fino al 1º gennaio 1948, giorno in cui viene sostituito dall’attuale Costituzione. Per quanto non sia più in vigore, lo Statuto è stato un segno indelebile nella storia del nostro Paese che ha aperto la strada all’Italia che oggi conosciamo.
Degno di nota è anche il movimento delle suffragette che, grazie alle proteste, permise di ottenere nel 1946 il suffragio universale in Italia in concomitanza con il referendum del 2 giugno, una grande conquista per la democrazia.
Inoltre, le manifestazioni e le proteste, negli anni, hanno permesso di ottenere il diritto all’aborto, la giornata lavorativa di otto ore, la sanità pubblica, la libertà di stampa, i diritti sindacali e l’istruzione pubblica.
Nonostante tutto ciò che le manifestazioni sono riuscite a conquistare, l’attenzione, prima ancora di ricadere sul risultato effettivo a cui i movimenti sono arrivati, dovrebbe concentrarsi su che cosa hanno comportato, e comportano tuttora, a livello umano. Il fatto stesso che interi Paesi siano scesi in strada a manifestare per ciò in cui credevano fermamente, per cui nessuno lottava, e lotta, al posto loro, è essa stessa una vittoria: un popolo mosso da questioni più grandi di sé, e magari distanti dalla realtà in cui vive, è sintomo di una comunità non indifferente a ciò che succede intorno a sé e pronta a denunciarlo.
Forse le proteste per la Palestina non fermeranno il genocidio, ma almeno daranno voce a coloro a cui la possibilità di battersi è stata tolta.