Torneo di Scacchi Scolastico
23-03-2026

Strategia, passione e un ospite d'eccezione
Che cosa sono gli scacchi?
Gli scacchi sono uno dei giochi da tavolo più antichi e affascinanti al mondo, con origini che risalgono a oltre 1500 anni fa nell'India del VI secolo d.C. Da lì si diffusero in Persia, poi nel mondo arabo e infine in Europa, dove assunsero le regole moderne che conosciamo oggi.
Si gioca su una scacchiera di 64 caselle (8×8), che vede l’alternarsi di colori chiari e scuri. Ogni giocatore dispone di un esercito di sedici pezzi: un re, una donna, due torri, due alfieri, due cavalli e otto pedoni. L'obiettivo è mettere sotto scacco matto il re avversario, ovvero minacciarlo in modo che non possa sfuggire in nessun modo.
Molto più di un semplice gioco, gli scacchi sono considerati una disciplina intellettuale a tutti gli effetti, capace di sviluppare capacità fondamentali come:
- Pensiero logico e strategico
- Concentrazione e memoria
- Capacità di analisi e previsione
- Gestione delle emozioni e della pressione
- Pazienza e perseveranza
I gradi e i titoli scacchistici
Nel mondo degli scacchi esiste un sistema di graduatorie che misura il livello di un giocatore attraverso il punteggio ELO, un numero che sale o scende in base ai risultati ottenuti nelle partite ufficiali. Oltre al punteggio ELO, la Federazione Internazionale degli Scacchi (FIDE) assegna titoli ufficiali:
- Candidato Maestro (CM): primo riconoscimento ufficiale, ELO intorno ai 2000 punti.
- Maestro FIDE (FM): titolo internazionale, ELO minimo 2300 punti.
- Maestro Internazionale (IM): ELO minimo 2400 punti, con punteggi ottenuti in tornei internazionali.
- Grande Maestro (GM): titolo più prestigioso, ELO minimo 2500 punti. Ad oggi nel mondo esistono solo circa 1700 Grandi Maestri.
A livello nazionale, la Federazione Scacchistica Italiana (FSI) prevede anche il titolo di Maestro Nazionale, che riconosce i migliori giocatori italiani al di sotto della soglia FIDE. È proprio questo il titolo che ha conquistato il nostro professore, Marco Giordani.
Il torneo di scacchi scolastico
Nella nostra scuola si è svolto il tradizionale torneo di scacchi, un evento che ogni anno coinvolge studenti di tutte le classi. L'edizione di quest'anno ha adottato il sistema svizzero: tutti i partecipanti giocano lo stesso numero di partite, abbinati ogni volta ad avversari di pari punteggio, garantendo sfide equilibrate per tutti i livelli. A rendere speciale la giornata è stata la presenza del professor Marco Giordani, figura di spicco nel panorama scacchistico nazionale, che ha seguito le partite offrendo consigli tecnici e incoraggiando gli studenti a ragionare con calma e profondità.
Intervista al Professore
Al termine delle sfide, il professore si è reso disponibile per una breve intervista, nella quale ha raccontato il suo percorso personale e il valore educativo degli scacchi.
Come e quando ha iniziato a giocare a scacchi?
"Nel 1989 all'età di 14 anni. Mi ero appena trasferito da Napoli a Biella. Non conoscevo nessuno e mi sentivo solo. Mio padre lesse sul giornale la notizia di un corso di scacchi indetto dal circolo scacchistico biellese. Vi partecipai ed il gioco mi appassionò notevolmente. Cominciai ad applicarmi con costanza e a frequentare l'ambiente scacchistico. Da quel momento in poi gli scacchi sono stati il viatico per la mia integrazione."
Qual è stato il momento più importante della sua carriera agonistica?
"Sicuramente quando ho conseguito il titolo di Maestro di scacchi nel biennio 2000/2002, ottenuto a seguito di due primi posti nei tornei internazionali di Corsico e Cocquio Trevisago e di un secondo posto nel torneo internazionale di Kecskemet, in Ungheria."
Che consigli darebbe a uno studente che vuole iniziare?
"Gli direi di non scoraggiarsi e di non mollare mai. Negli scacchi in particolare, così come del resto in moltissime cose, la via del successo è costellata di difficoltà e bisogna prepararsi ad affrontare numerosi insuccessi. Le sconfitte soprattutto all'inizio sono numerose ed inevitabili, ma è proprio da queste che si deve imparare per migliorare il nostro gioco e cercare di crescere e progredire. Io stesso nel primo torneo che ho disputato sono arrivato ultimo, ma non per questo mi sono abbattuto. Bisogna avere tanta forza di volontà, oltre che passione, se si vuole praticare il gioco divertendosi e al contempo cercando di ottenere qualche successo."
In tre parole, cosa rappresentano per lei gli scacchi?
Arte. "Sono un grande ammiratore del poeta inglese Keats e ritengo che l'arte sia strettamente connessa alla bellezza — che negli scacchi sgorga spontanea dalle meravigliose combinazioni di Alekhine, Rossolimo e Pillsbury — e alla verità: la vittoria a scacchi è frutto di una visione strategica superiore, strettamente connessa alla ricerca della 'vera' analisi di una posizione."
Pazienza. "Una virtù fondamentale nel gioco degli scacchi, che è anche strettamente connessa alla forza di volontà."
Inclusione. "Personalmente il gioco degli scacchi è stato fondamentale per la mia integrazione, aiutandomi a superare con successo uno dei periodi più impegnativi e difficili della vita: l'adolescenza."
Un evento che, ancora una volta, ha unito passione, sportività e spirito di squadra.